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	<title>Clinica Formisano</title>
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		<title>Nuove procedure protesiche su impianti</title>
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				<pubDate>Sat, 15 Dec 2018 09:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Odierna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Nam arcu massa, consequat at odio ut, hendrerit scelerisque metus. Integer dictum, metus at vehicula scelerisque, metus lectus egestas purus, posuere cursus lacus leo quis mauris. Nam a arcu sed libero ullamcorper aliquet sed consectetur sapien. Mauris in arcu ultrices, feugiat est eget, feugiat lectus. Maecenas purus sapien, hendrerit a ante in, feugiat tempus libero. Sed justo turpis, ultrices vel finibus vel, egestas ut odio. Suspendisse ut metus molestie mi porta elementum eu in lacus. Phasellus pharetra lorem ut nunc eleifend, in porta erat efficitur. Nam et luctus metus. Proin mollis mauris et diam tristique tempor. Aliquam eu nunc eget erat dignissim posuere at et nulla. Etiam laoreet, dui quis laoreet cursus, est odio gravida dui, ac sodales turpis ante a tortor. Donec sodales vulputate lectus. Mauris a turpis sed quam tempor faucibus. </p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Il reperto etrusco di Civita Castellana, riconducibile al V secolo a. C., è la più antica testimonianza di un tentativo di impianto endosseo postestrattivo mascellare. Esso consiste in una mandibola umana totalmente edentula, ma con alveoli ancora beanti, in cui è inserita una struttura laminare di oro, idonea a supportare denti artificiali. Così come un altro reperto, del I sec. d. C., mostra un perno di metallo, forgiato a mano e lavorato a fuoco, al posto di un elemento premolare. L’impianto è ben ancorato all’osso, rilevando segni di integrazione. La caratteristica fondamentale di questi impianti quindi è la capacità di far formare nuovo osso adeso alla superficie del materiale di cui sono fatti. Negli anni ‘50 del secolo scorso, nasce il concetto di implantologia moderna, si studiano cioè le capacità dell’osso di ancorarsi alle viti, e al tempo stesso matura l’idea che alle viti può essere data una foggia superficiale più adatta a fare da elemento ritentivo per una protesi dentale. È il professor Branemark, che dà completa dignità scientifica al concetto di osteointegrazione, quel processo per cui la vite filettata, in titanio, si integra nell’osso e non può più essere estratta mediante svitamento. La vite implantare ha una filettatura interna sulla quale possono essere avvitate delle sovrastrutture meccaniche secondarie, a cui si ancorano i denti artificiali.</p>
<p>Dai primi anni, in cui occorreva inserire tante viti in un arcata mascellare per realizzare successivamente delle protesi in metalloceramica, le procedure si sono via via semplificate ed oggi, è possibile realizzare delle protesi ancorate su 1 o 4 impianti, con la possibilità di realizzare in poche ore l’intero trattamento di riabilitazione, secondo la tecnica del carico immediato.</p>
<p>Per la sostituzione di un solo dente, la soluzione più recente e sofisticata è l’<em>On 1</em> di Nobel Biocare: è un sistema che estende la gamma delle soluzioni protesiche, indipendentemente dal tipo di vite inserita. Inoltre permette di immergere completamente nell’osso la vite migliorando la capacità di integrazione. Il punto di forza di questo sistema è che consente di realizzare elementi singoli in zirconio avvitati, evitando in questo modo l’uso di cementi che possono irritare la gengiva o rendere comunque indaginosa l’eventuale rimozione del dente artificiale.</p>
<p>Una soluzione di protesi estesa su impianti, è l’<em>All on four</em> sempre messa a punto da Nobel Biocare; si tratta di una procedura chirurgico-protesica sviluppata nel 1998, che consente una riabilitazione fissa completa su 4 impianti a costi contenuti. Oggi sono stati trattati milioni di pazienti in tutto il mondo con questa procedura ed il successo clinico è ormai pienamente validato.</p>
<p>La fase chirurgica è anche estremamente contenuta grazie alla pianificazione computerizzata dell’intervento, che presenta il vantaggio di non dover effettuare incisioni chirurgiche tradizionali.</p>
<p>Infine la ricerca ha finalmente messo a disposizione degli operatori di un nuovo tipo di impianto che sfrutta la biocompatibilità della ceramica in rapporto ai tessuti e la sua naturale somiglianza al dente. L’impianto si chiama <em>Nobel Pearl</em> e si preannuncia come la nuova best choice in caso di sostituzione degli elementi dentari in area estetica.</p>
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		<title>Gestione della paradontite</title>
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				<pubDate>Mon, 05 Nov 2018 09:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Odierna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Nam arcu massa, consequat at odio ut, hendrerit scelerisque metus. Integer dictum, metus at vehicula scelerisque, metus lectus egestas purus, posuere cursus lacus leo quis mauris. Nam a arcu sed libero ullamcorper aliquet sed consectetur sapien. Mauris in arcu ultrices, feugiat est eget, feugiat lectus. Maecenas purus sapien, hendrerit a ante in, feugiat tempus libero. Sed justo turpis, ultrices vel finibus vel, egestas ut odio. Suspendisse ut metus molestie mi porta elementum eu in lacus. Phasellus pharetra lorem ut nunc eleifend, in porta erat efficitur. Nam et luctus metus. Proin mollis mauris et diam tristique tempor. Aliquam eu nunc eget erat dignissim posuere at et nulla. Etiam laoreet, dui quis laoreet cursus, est odio gravida dui, ac sodales turpis ante a tortor. Donec sodales vulputate lectus. Mauris a turpis sed quam tempor faucibus. </p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Un tempo i dentisti ponevano una terribile diagnosi, la piorrea, per comunicare al paziente che avrebbe perso tutti i denti; una serie di studi, successivamente, ha fatto prendere consapevolezza del fatto che la piorrea è l’ultimo stadio di una malattia infiammatoria delle gengive che viene oggi definita parodontite, e che in realtà, se intercettata prima che causi danni irreversibili all’osso, può essere tranquillamente tenuta sotto controllo, con comuni manovre di igiene domiciliare ed alcuni ausilii specifici.</p>
<p>Il parodonto è la struttura di supporto del dente costituito dall’osso mascellare, dalla gengiva e dai legamenti che collegano questi tessuti ai denti. La parodontite consiste in un aumento dello stato infiammatorio in questo distretto biologico, con danno alle strutture parodontali stesse, compreso l’osso circostante, che provocano la progressiva perdita di stabilità del dente. Le cause vanno ricercate in una predisposizione ereditaria, nell’anatomia dei denti e nei rapporti anatomici stessi dei denti, in anomalie occlusali, nell’accumulo di tartaro che progressivamente tende ad accumularsi nelle tasche gengivali e causa l’allontanamento tra la gengiva e l’osso dal dente, e quindi nella scarsa efficacia dell’igiene orale.</p>
<h2>L’attenzione ai sintomi è la prima forma di cura</h2>
<p>Le regole elementari di prevenzione sono:</p>
<ul>
<li>una corretta igiene orale quotidiana</li>
<li>visite dentistiche periodiche</li>
<li>igiene professionale almeno semestrale</li>
</ul>
<p>La maggior parte dei pazienti sottovaluta i sintomi della parodontite, almeno inizialmente. È bene invece prenotare una visita specialistica in caso di:</p>
<ul>
<li>alito cattivo, sapore acre in bocca</li>
<li>abbassamento e retrazione del bordo gengivale</li>
<li>mobilità dentale</li>
<li>arrossamento delle gengive</li>
<li>infiammazione delle mucose</li>
<li>sanguinamento gengivale</li>
</ul>
<p>Come va gestita la malattia parodontale? Dobbiamo distinguere la gestione clinica e quella domiciliare. La gestione clinica va distinta in una fase preliminare diagnostica con esame completo della bocca, raccolta delle informazioni anamnestiche, esame radiologico anche con tecnologia 3D e sondaggio gengivale con mappatura. A seguire, il percorso clinico prevede un approccio in cui l’invasività del trattamento è direttamente correlata con la condizione clinica. Alle sedute di curettage gengivale associamo applicazioni decontaminanti e biostimolanti la rigenerazione di tessuti sani col laser, e contemporaneamente applicazioni topiche di iodopovidone.</p>
<p>Eliminiamo tutte le interferenze occlusali e iniziamo il percorso di istruzione ad una migliore gestione dell’igiene domiciliare e della masticazione stessa. Segue un periodo di attesa clinica di circa 3-4 mesi, in cui il paziente continua a domicilio la terapia con l’utilizzo dei vari presidi medicali specifici per l’igiene locale, e valutiamo clinicamente e radio graficamente il miglioramento dei segnali di patologia, anche subclinica. Se necessario, a questo punto si può procedere col ripristino di un rapporto dentoparodontale corretto ed eventualmente si prosegue con le tecniche chirurgiche per la ricostruzione dei tessuti.</p>
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		<title>Come sono fatti i denti? Scopriamoli!</title>
		<link>https://www.clinicaformisano.it/denti/</link>
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				<pubDate>Sun, 07 Oct 2018 08:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Odierna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[denti]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>I denti sono il principale organo di masticazione con un importante ruolo non solo estetico ma anche linguistico e fonetico. Conosciamoli meglio!</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>denti</strong> sono il principale organo di masticazione con un importante ruolo non solo estetico ma anche linguistico e fonetico. La prima dentizione, detta decidua o &#8220;da latte&#8221;, si completa intorno ai due anni, è formata da venti denti ed esclude i premolari. Successivamente, all’interno dell’osso alveolare, i germi dentari inizieranno a svilupparsi determinando la caduta dei denti decidui e la formazione della seconda dentizione, quella permanente, composta da incisivi, canini, premolari e molari, per un totale di 32 denti.</p>
<p>Per comprendere al meglio come è strutturato un <strong>dente</strong>, possiamo dividerlo in tre parti: la parte superiore, la parte inferiore e quella interna. La <strong>corona </strong>è la parte del dente che emerge dalla gengiva, quella immediatamente visibile e ricoperta dallo <strong>smalto</strong><strong>dentale</strong>, il tessuto più duro del nostro organismo poiché composto al 98% da cristalli di idrossiapatite, che avvolge la <strong>dentina</strong>, leggermente più scura. Il <strong>colletto</strong> è lo strato che separa la corona dalla radice, situata nel tessuto gengivale.</p>
<p>La <strong>radice</strong> è alla base di ogni dente e al suo interno passano vasi sanguigni e nervi che giungono fino alla parte interna della corona, occupata dalla <strong>polpa dentaria</strong>, un tessuto connettivo molle formato odontoblasti, nervi, linfociti, macrofagi e fibroblasti, responsabile dell’apporto vascolare e della sensibilità dentale.</p>
<p>I denti sono sostenuti dal tessuto parodontale, o <strong>parodonto</strong>, costituito dall’osso alveolare, dal legamento parodontale, dal cemento radicolare e la gengiva. Il legamento parodontale, un tessuto fibroso, circonda la radice del dente tenendola ancorata all’osso alveolare e al cemento radicolare, permettendo così al dente di non subire danni durante la masticazione.</p>
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		<title>Gengiviti o paradontiti?</title>
		<link>https://www.clinicaformisano.it/gengiviti-paradontiti/</link>
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				<pubDate>Mon, 03 Sep 2018 08:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Odierna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Nam arcu massa, consequat at odio ut, hendrerit scelerisque metus. Integer dictum, metus at vehicula scelerisque, metus lectus egestas purus, posuere cursus lacus leo quis mauris. Nam a arcu sed libero ullamcorper aliquet sed consectetur sapien. Mauris in arcu ultrices, feugiat est eget, feugiat lectus. Maecenas purus sapien, hendrerit a ante in, feugiat tempus libero. Sed justo turpis, ultrices vel finibus vel, egestas ut odio. Suspendisse ut metus molestie mi porta elementum eu in lacus. Phasellus pharetra lorem ut nunc eleifend, in porta erat efficitur. Nam et luctus metus. Proin mollis mauris et diam tristique tempor. Aliquam eu nunc eget erat dignissim posuere at et nulla. Etiam laoreet, dui quis laoreet cursus, est odio gravida dui, ac sodales turpis ante a tortor. Donec sodales vulputate lectus. Mauris a turpis sed quam tempor faucibus. </p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante la sintomatologia di queste due patologie sia molto simile, ci troviamo di fronte a due tipi di infiammazioni sostanzialmente diverse. Mentre la gengivite coinvolge solo il tessuto gengivale, la parodontite intacca invece il parodonto, ovvero la parte inferiore alla corona dentale che ha il compito di mantenere il dente saldo all’osso alveolare.</p>
<p>I principali sintomi di una gengivite possono essere determinati da gonfiore e arrossamento dei tessuti gengivali, con sanguinamenti frequenti. Questo è dovuto a un eccesso di placca e tartaro, composti da batteri, che si deposita sulla superficie del dente a contatto con la gengiva. Il nostro organismo cerca quindi di combattere l’infezione, che dopo circa sette giorni si manifesta in un iniziale gonfiore gengivale senza dolore, il che spesso fa si che il paziente ne sottovaluti l’entità senza rivolgersi al proprio odontoiatra.</p>
<p>Gestita in tempo utile, infatti, la rimozione della placca e del tartaro effettuata da un’igienista dentale può rimuovere l’infiammazione e contenerne i danni, come gonfiore e sanguinamento, riducendone i tempi di guarigione. È chiaro quindi come l’uso quotidiano del filo interdentale possa incidere in maniera determinante sulla prevenzione di infiammazioni simili, riducendo al massimo il deposito di corpi batterici.</p>
<p>Gonfiore e sanguinamento gengivale possono essere sintomatici anche di una parodontite, o periodontite, ma in questo caso l’infiammazione colpisce i tessuti parodontali determinando ascessi e mobilità dentale.</p>
<p>Il deposito del tartaro, in questo caso, è successivo all’infiammazione: la reazione di difesa dell’organismo spinge i tessuti lesi a essudare l’infiammazione, da cui questi batteri traggono nutrimento, innescando un meccanismo a catena che ne rende più difficile la guarigione. A determinare una parodontite concorrono più fattori. Primo fra tutti una scarsa igiene orale e il tabagismo, ma non vanno sottovalutate le malocclusioni, l’affollamento o la dislocazione dentaria né l’assunzione di determinati farmaci che potrebbero alterare l’equilibrio batterico all’interno del cavo orale o abbassare il livello delle difese immunitarie.</p>
<p>Spesse volte, proprio a causa di una lesione dei tessuti parodontali, risulta necessaria un’igiene dentale e una pulizia anche dei tessuti più profondi. Solo nei casi più gravi si ricorre a una rigenerazione dell’osso riassorbito, evitando quindi la perdita del dente.</p>
<p>È quindi importante consultare il proprio odontoiatra appena si nota un gonfiore gengivale o arrossamenti accompagnati da perdita di sangue, oltre ovviamente effettuare una costante prevenzione lavando i denti tre volte al giorno e usando il filo interdentale per impedire depositi di placca.</p>
<p>Come va gestita la malattia parodontale?</p>
<p>Dobbiamo distinguere la gestione clinica e quella domiciliare.</p>
<p>La gestione clinica va distinta In una fase preliminare, effettuiamo una diagnosi attraverso un esame completo della bocca e la raccolta delle informazioni anamnestiche. Con strumenti di nuovissima generazione (e non invasivi) effettuiamo l’esame radiologico anche con tecnologia 3D e sondaggio gengivale con mappatura. A seguire, il percorso clinico il nostro metodo prevede un approccio in cui l’invasività del trattamento è direttamente correlata con la condizione clinica: alle sedute di curettage gengivale, ovvero la pulizia delle tasche gengivali in stato infiammatorio, associamo applicazioni decontaminanti e biostimolanti la rigenerazione di tessuti sani col laser, e contemporaneamente applicazioni topiche di iodopovidone, (un prodotto altamente disinfettante).</p>
<p>Eliminiamo Rimosse tutte le interferenze occlusali, iniziamo il percorso di istruzione ad una migliore gestione dell’igiene domiciliare e della masticazione stessa: Segue un periodo di attesa clinica di per circa 3-4 mesi, il paziente continuerà la terapia con l’utilizzo dei vari presidi medicali specifici per l’igiene locale, e attraverso controlli periodici valuteremo clinicamente e radiograficamente il miglioramento della patologia, anche subclinica. Se necessario, a questo punto si può procedere col ripristino di un rapporto dentoparodontale corretto ed eventualmente si prosegue con le tecniche chirurgiche per la ricostruzione dei tessuti.</p>
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		<title>Iniziamo dall&#8217;inizio: quale spazzolino da denti?</title>
		<link>https://www.clinicaformisano.it/spazzolarsi-denti/</link>
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				<pubDate>Wed, 22 Aug 2018 08:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Odierna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli del dentista]]></category>
		<category><![CDATA[igiene orale]]></category>
		<category><![CDATA[spazzolino]]></category>
		<category><![CDATA[spazzolino da denti]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Il primo spazzolino da denti è stato usato 3000 anni fa, ma qual è lo spazzolino più adatto per l'igiene orale moderna? Scopriamolo insieme!</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Sapete che il primo <strong>spazzolino da denti</strong> risale a circa 3000 anni fa? Era un rametto di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Azadirachta_indica" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Azadirachta indica</em></a>, una pianta con proprietà antisettiche che veniva masticato da un lato fino a sfilacciarsi. il primo <strong>spazzolino</strong> moderno, prodotto in serie, risale al 1780: in quel tempo in Inghilterra i denti si pulivano strofinando uno straccio impregnato di fuliggine e sale sui denti. William Addis, che era in prigione, pensò ad un sistema migliore, per cui incollò delle setole nei fori che aveva prodotto nell&#8217;ossicino di un animale. L&#8217;invenzione ebbe successo al punto da arricchirlo. Oggi, che l’odontoiatria moderna ha fatto capire quanto sia importante l’<a href="https://www.clinicaformisano.it/prevenzione/">igiene orale</a> per la prevenzione delle malattie del cavo orale, la tecnologia ci mette a disposizione numerose tipologie di <strong>spazzolini</strong> e da diversi anni ormai sono disponibili anche sofisticati <strong>spazzolini elettrici</strong> capaci perfino di interagire coi nostri smartphone.</p>
<h2>Quale spazzolino scegliere?</h2>
<p><img class="aligncenter wp-image-2020 size-full" src="https://www.clinicaformisano.it/wp-content/uploads/2018/08/spazzolino-da-denti.jpg" alt="spazzolino da denti" width="1200" height="800" srcset="https://www.clinicaformisano.it/wp-content/uploads/2018/08/spazzolino-da-denti.jpg 1200w, https://www.clinicaformisano.it/wp-content/uploads/2018/08/spazzolino-da-denti-300x200.jpg 300w, https://www.clinicaformisano.it/wp-content/uploads/2018/08/spazzolino-da-denti-768x512.jpg 768w, https://www.clinicaformisano.it/wp-content/uploads/2018/08/spazzolino-da-denti-1024x683.jpg 1024w, https://www.clinicaformisano.it/wp-content/uploads/2018/08/spazzolino-da-denti-700x467.jpg 700w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>È estremamente varia la gamma di <strong>spazzolini manuali</strong>, e in commercio si trovano tipologie adatte a migliorare la pulizia di aree specifiche dell’arcata dentale, con setole disposte in maniera anatomica, variabili per morbidezza oppure con aggiunta di sostanze capaci di controllare il sanguinamento o migliorare la lucidità dei denti. Ma tra tutti, uno dei più attuali ed <em>ecofriendly</em> è, guarda caso, un bastoncino di legno ricavato dalla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Salvadora_persica" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Salvadora persica</em></a>, una pianta che gode di proprietà antisettiche, detergenti e astringenti: per le sue caratteristiche non è necessario il dentifricio, ed è completamente naturale e biodegradabile. Ecco, in quest’epoca di capitalismo autodistruttivo, l’odontoiatria più moderna non può che consigliare lo strumento utilizzato da millenni da popoli che, per tradizione, sono sempre stati più vicini di noi alla natura.</p>
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		<title>Otturazione</title>
		<link>https://www.clinicaformisano.it/otturazione/</link>
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				<pubDate>Wed, 15 Aug 2018 08:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Odierna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Con questo termine ci riferiamo al riempimento di una parte mancante del dente. Si ricorre all’otturazione in casi di infezione, come ad esempio la carie, o nel caso in cui il dente sia gravemente scheggiato o rotto. L’otturazione è quindi un’operazione di copertura della parte...</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Con questo termine ci riferiamo al riempimento di una parte mancante del dente. Si ricorre all’otturazione in casi di infezione, come ad esempio la <strong>carie</strong>, o nel caso in cui il dente sia gravemente scheggiato o rotto.</p>
<p>L’otturazione è quindi un’operazione di copertura della parte esterna del dente e in quanto tale segue solitamente segue una fase di pulizia e rimozione dell’infezione batterica in corso.</p>
<p>Analizziamo il caso di una lesione cariosa come esempio.</p>
<p>Abbiamo già detto che la carie va a forare lo smalto del dente e che se trascurata può andare a infettare la polpa e la radice del dente. Nel primo caso, si provvederà immediatamente a una pulizia del dente rimuovendo i batteri, e successivamente all’otturazione dei fori creati dagli stessi. Nel secondo caso, invece, laddove l’azione batterica si sia spinta in profondità nel dente, bisogna procedere con la <strong>devitalizzazione</strong>, ovvero la rimozione della <strong>polpa</strong> e della <strong>radice</strong>, e poi procedere con l’otturazione più ampia.</p>
<p>L’otturazione non determina alcun dolore nel paziente e può essere fatta con materiali metallici o, per un effetto estetico migliore, con resine o cementi vetroionomerici composti da microparticelle di vetroceramica.</p>
<p>Sono tutti materiali molto resistenti che permettono una salda sigillatura del dente.</p>
<p>Ovviamente la professionalità del vostro odontoiatra è fondamentale: non è raro, infatti, che a causa di un’otturazione poco precisa o di una devitalizzazione parziale il paziente abbia dovuto sottoporsi nuovamente alle cure odontoiatriche, accusando nuovamente dolore e fastidi.</p>
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		<title>Ortodonzia pediatrica</title>
		<link>https://www.clinicaformisano.it/ortodonzia-pediatrica/</link>
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				<pubDate>Fri, 15 Jun 2018 08:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Odierna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Nam arcu massa, consequat at odio ut, hendrerit scelerisque metus. Integer dictum, metus at vehicula scelerisque, metus lectus egestas purus, posuere cursus lacus leo quis mauris. Nam a arcu sed libero ullamcorper aliquet sed consectetur sapien. Mauris in arcu ultrices, feugiat est eget, feugiat lectus. Maecenas purus sapien, hendrerit a ante in, feugiat tempus libero. Sed justo turpis, ultrices vel finibus vel, egestas ut odio. Suspendisse ut metus molestie mi porta elementum eu in lacus. Phasellus pharetra lorem ut nunc eleifend, in porta erat efficitur. Nam et luctus metus. Proin mollis mauris et diam tristique tempor. Aliquam eu nunc eget erat dignissim posuere at et nulla. Etiam laoreet, dui quis laoreet cursus, est odio gravida dui, ac sodales turpis ante a tortor. Donec sodales vulputate lectus. Mauris a turpis sed quam tempor faucibus. </p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>I bambini crescono in fretta, i primi anni di vita sembrano volare e gi&agrave; iniziano a uscire i primi dentini! Per quanto naturale, resta una fase molto delicata nel bambino: sta infatti sviluppando la sua prima dentatura e con essa le corrette abitudini per mantenere un&rsquo;igiene orale corretta e per non assumere abitudini che portano a problematiche future. Ci sono infatti alcune &lsquo;cattive&rsquo; abitudini che possono incidere negativamente come ad esempio la suzione del dito o l&rsquo;utilizzo di ciucci o giochi che possono determinare denti storti o malocclusioni dentarie, atte a garantire anche un ottimale sviluppo del linguaggio.</p>
<p>La SIOI (Societ&agrave; Italiana Odontoiatria Infantile) consiglia a tal proposito una stretta collaborazione tra pediatra e ortodontista e noi dello studio Formisano ci avvaliamo di apparecchiature di nuovissima generazione assolutamente non invasive per effettuare esami e controlli approfonditi anche sui bimbi pi&ugrave; vivaci utilizzate da professionisti specializzati nella branca apposita.</p>
<p>Grazie al NOMAD KAVO ci &egrave; possibile effettuare radiografie dentali senza sottoporre i piccoli pazienti a lunghe attese o a immobilit&agrave;: l&rsquo;apparecchio, infatti, dispone di un piccolo sensore radiografico grande pochi centimetri che viene collocato all&rsquo;interno della bocca comunicando, tramite il cavo, le immagini registrate al dispositivo principale, il tutto nella durata di uno scatto fotografico. Per verificare la presenza di carie ci avvaliamo del DIAGNOCAM KAVO, una &ldquo;pennetta&rdquo; che funziona attraverso una fonte luminosa, priva quindi di radiazioni. La luce irradiata avvolge il dente e in presenza di carie emette un segnale di ritorno, che viene trasmesso sullo schermo del computer ad esso collegato. Ci sono poi verifiche che vertono unicamente sulle capacit&agrave; dell&rsquo;ortodonzista che grazie alla sua riconoscere una corretta chiusura nonch&egrave; uno sviluppo dentale nella norma gi&agrave; a una prima visita preliminare, accompagnando il bambino a muovere i suoi primi passi verso una corretta igiene dentale senza paure ma con un bel sorriso!</p>
<p>Avendo iniziato la sua carriera proprio con l&#8217;ortodonzia pediatrica, &egrave; con grande cura e scrupolosit&agrave; che il Dott. Formisano seleziona il suo staff di ortodontisti, gestendo in prima persona la valutazione iniziale dei piccoli pazienti e improntando cos&igrave; il lavoro che seguir&agrave;.</p>
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		<title>Devitalizzazione</title>
		<link>https://www.clinicaformisano.it/devitalizzazione/</link>
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				<pubDate>Tue, 20 Mar 2018 09:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Odierna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.clinicaformisano.it/?p=998</guid>
				<description><![CDATA[<p>La devitalizzazione è un intervento che permette di curare la parte più interna dei denti. Quando e come è possibile effettuarla? Scoprilo sul nostro sito.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Quando parliamo di devitalizzazione siamo nel campo dell’endodonzia, ovvero della cura della parte interna (<em>endo</em>) del dente (<em>odontos</em>).</p>
<p>Si ricorre a questa operazione quando a essere infiammata è la <strong>polpa dentale</strong>, ovvero il tessuto contenuto all’interno del dente, come nei casi di carie acuta, di infezione a seguito di una scheggiatura o rottura del dente o di pulpite. Quando i batteri intaccano la polpa, hanno quindi modo di accedere fino alla radice del dente e quindi al nervo: è infatti in questa fase che il dolore si acuisce rendendo la devitalizzazione strettamente necessaria.</p>
<p>Dopo aver accertato lo stato infiammatorio tramite raggi X, si procede con un’anestesia locale e, dopo aver creato un’apertura sulla corona del dente, con la rimozione della polpa (pulpectomia?) e della radice dentale, completando il lavoro con un’otturazione provvisoria, per permettere di disinfettare al meglio il dente evitando nuovi depositi batterici. A seguito del controllo col dentista, se opportuno, si procederà con un’otturazione definitiva.</p>
<p>È possibile devitalizzare anche un dente deciduo, o da latte, e in alcuni casi risulta essere una scelta da favorire a una prematura estrazione del dente, così da permettere il normale sviluppo della dentatura definitiva del bambino senza creare spazi eccessivi per i denti permanenti.</p>
<p>L’operazione è leggermente differente e si procede attraverso una pulpotomia, ovvero la totale rimozione della polpa contenuta all’interno della corona, senza quindi rimuovere quella contenuta nella radice. Come per qualsiasi devitalizzazione, anche in questo caso il dente viene otturato per permettergli quindi di completare il suo percorso senza ostacoli.</p>
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		<title>Le carie: che cosa sono e come si combattono</title>
		<link>https://www.clinicaformisano.it/carie/</link>
				<comments>https://www.clinicaformisano.it/carie/#respond</comments>
				<pubDate>Thu, 15 Feb 2018 09:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Odierna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Patologie mucosa orale]]></category>
		<category><![CDATA[carie]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>La carie è un disturbo dentale molto diffuso e particolarmente fastidioso. Vediamo come nascono e come si combattono efficacemente.</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>I nostri <a href="https://www.clinicaformisano.it/denti/">denti</a> sono quotidianamente a contatto con cibi e bibite che possono rinforzarli o, in alcuni casi, danneggiarli e indebolirli. L’importanza di una costante igiene orale viene spesso sottovalutata, determinando così una delle più frequenti patologie in ambito odontoiatrico, ovvero la <strong>carie</strong>.</p>
<h2>La carie: qual è il meccanismo?</h2>
<p>I nostri denti sono rivestiti da uno strato di smalto che protegge il dente, e la sua radice, dalle infezioni. Nel caso della <strong>carie</strong>, i batteri, attraverso tartaro e placca, erodono lo smalto dentale fino a bucarlo, entrando così all’interno del dente e causandone l’infiammazione. Inizialmente il paziente potrebbe percepire solo un leggero fastidio o una maggiore sensibilità: richiedere un controllo immediato al proprio dentista è la scelta migliore. Infatti, una volta forato lo smalto dentale, i batteri accedono alla parte interna del dente, ovvero alla polpa, arrivando fino al nervo dentale.</p>
<h3>Come si combattono le carie?</h3>
<p>Ovviamente la risoluzione è determinata soprattutto dallo <strong>stato carioso</strong> del dente: se i batteri hanno solo forato lo smalto, un’<strong>otturazione </strong>ci permette, dopo aver disinfettato la zona, di sigillare nuovamente il dente; se, in caso contrario, la <strong>carie</strong> viene ignorata, permettendo così ai batteri di arrivare alla polpa del dente, è necessaria una <strong>devitalizzazione</strong>, ovvero la rimozione del nervo dentale. Questa soluzione, per quanto definitiva, è sicuramente più delicata e cerchiamo di prevenirla invitando il paziente a curare la propria igiene orale ed effettuare controlli odontoiatrici periodici permettendoci di intervenire tempestivamente in caso di minima<strong> lesione cariosa</strong>.</p>
<p>È importante ricordare che una carie, se non curata, continuerà a consumare il dente dall’interno, determinando con molta facilità ascessi, gengiviti, parodontiti e altre infezioni più gravi che potrebbero portare a una totale rimozione del dente. La prevenzione diventa quindi determinante, soprattutto attraverso l’alimentazione.</p>
<p>Sarebbe una sana abitudine quella di lavare i denti dopo aver mangiato, in particolar modo in caso di cibi ricchi di zuccheri, senza riferirci necessariamente ai dolci: frutta e carboidrati, così come il caffè o altre bibite zuccherate, così come anche il fumo o bevande alcoliche, possono determinare un ambiente favorevole ai batteri.</p>
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		<title>Sbiancamento</title>
		<link>https://www.clinicaformisano.it/sbiancamento/</link>
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				<pubDate>Mon, 15 Jan 2018 09:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Odierna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Nam arcu massa, consequat at odio ut, hendrerit scelerisque metus. Integer dictum, metus at vehicula scelerisque, metus lectus egestas purus, posuere cursus lacus leo quis mauris. Nam a arcu sed libero ullamcorper aliquet sed consectetur sapien. Mauris in arcu ultrices, feugiat est eget, feugiat lectus. Maecenas purus sapien, hendrerit a ante in, feugiat tempus libero. Sed justo turpis, ultrices vel finibus vel, egestas ut odio. Suspendisse ut metus molestie mi porta elementum eu in lacus. Phasellus pharetra lorem ut nunc eleifend, in porta erat efficitur. Nam et luctus metus. Proin mollis mauris et diam tristique tempor. Aliquam eu nunc eget erat dignissim posuere at et nulla. Etiam laoreet, dui quis laoreet cursus, est odio gravida dui, ac sodales turpis ante a tortor. Donec sodales vulputate lectus. Mauris a turpis sed quam tempor faucibus. </p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sbiancamento dentale &egrave; una pratica diffusa dall&rsquo;antichit&agrave;: i fenici e poi i romani facevano impacchi di cera ed urea per ottenere denti pi&ugrave; bianchi. Nel medioevo, epoca oscura, si applicavano soluzioni acide e si limava lo strato superficiale del dente con delle raspe di ferro. Nei secoli successivi si utilizzavano foglie di salvia, bucce di limone e bicarbonato di sodio. Al 1800 risalgono i primi tentativi di impiego del perossido di idrogeno, a concentrazioni elevate facendo delle sedute ambulatoriali, ma con effetti collaterali importanti. &Egrave; stato solo nel 1989 che il prof. Van B. Haywood descrisse in un articolo la tecnica di sbiancamento professionale domiciliare notturno, e nel 1997 egli stesso pubblicava un caso di discromia da tetracicline, trattato per 6 mesi con mascherine specifiche e nitrato di potassio per ridurre la sensibilit&agrave; indotta dal perossido di idrogeno.</p>
<p>Con l&rsquo;introduzione in odontoiatria dei laser si sono avviate anche procedure di sbiancamento professionale in studio con concentrazioni di prodotto pi&ugrave; elevate ma tempi di trattamento ridotti.</p>
<p>Lo sbiancamento dentale produce un effetto sbiancante evidente e duraturo, quindi con risultati significativamente diversi rispetto a quanto riescono a dare i prodotti commerciali destinati al pubblico, i quali riescono a rimuovere per lo pi&ugrave; le macchie superficiali.</p>
<p>Lo sbiancamento professionale domiciliare si realizza applicando sulla superficie esterna dei denti un prodotto gelificato, composto da perossido di carbammide e perossido di idrogeno in concentrazioni e rapporti variabili. La tenuta del prodotto sulla superficie del dente da sbiancare &egrave; garantita da mascherine strettamente individuali, che replicano la forma precisa dell&rsquo;arcata dentale, e possono essere indossate per il tempo giornaliero stabilito in fase di pianificazione del trattamento. Anche il tempo totale del trattamento pu&ograve; variare dalle 2 alle 6 settimane, ed in casi di discromie particolari, come quelle collegate con gli antibiotici, si pu&ograve; prolungare a diversi mesi.</p>
<p>Il trattamento professionale in-office dura dai 30 ai 45 minuti. Esso, previo isolamento delle mucose, si realizza applicando una soluzione di perossido d&rsquo;idrogeno al 35%, attivata da una fonte di luce intensa come quella ultravioletta o meglio laser che fornisce anche calore. Il trattamento &egrave; in genere a cadenza settimanale e dura dalle 4 alle 6 sedute, per ottenere un risultato pi&ugrave; duraturo.</p>
<p>Le differenze fra uno sbiancamento professionale domiciliare e quello professionale in-office, sono nella flessibilit&agrave; del trattamento del primo rispetto al secondo, nella maggiore convenienza economica, essendo necessarie meno sedute in studio, e nella durata del risultato finale nel tempo, sicuramente a vantaggio dello sbiancamento professionale domiciliare.</p>
<p>Per i migliori risultati, da molti anni abbiamo integrato i due trattamenti, facendo delle seduti preliminari di sbiancamento in-office foto attivato, al quale segue il trattamento domiciliare. Questo ci consente di predisporre la superficie del dente alle migliori condizioni per favorire l&rsquo;azione del composto sbiancante, ed evitare gli effetti collaterali legati all&rsquo;aumento del numero di sedute ed all&rsquo;allungamento dei tempi di trattamento.</p>
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